Togliere il film oleoso dal parabrezza in due passi
Comincia in sordina: cade la prima pioggia dopo una settimana di secco, accendi i tergicristalli e invece di vederci chiaro spalmi un velo lattiginoso su tutto il parabrezza. Più passi i tergi, peggio va, e in controluce con il sole d’estate basso la strada sparisce quasi del tutto dietro un riflesso unto.
Il film oleoso sul vetro non è un problema di tergicristalli, ma un sottile strato di film del traffico e plastiche che rilasciano gas. Se prima lo sgrassi e poi, solo se serve, passi il Ceroxid, ti torna in un colpo solo una vista chiara e senza aloni.
Perché sotto la pioggia i tergi non fanno che spalmare
Quando i tergicristalli spalmano invece di pulire, quasi sempre è colpa di un velo sottilissimo di grasso o cera sul vetro, che la gomma si limita a distribuire invece di toglierlo. È esattamente quello che chiede persino l’esame ufficiale di teoria della patente tedesca.
La domanda 2.7.02 punta sul fatto che i tergi che spalmano sono segno di un vetro sporco, non per forza di spazzole consumate. Finché quel film resta sul vetro puoi montare tergi nuovi quante volte vuoi, e continua a spalmare. L’acqua non scivola via uniforme sul film, ma si spezza in strisce unte che un attimo dopo si richiudono e ti costano la vista proprio quando ti serve di più.
Se davvero è un film, lo scopri in un attimo. Passa un dito pulito sul vetro esterno asciutto: se il vetro cigola è sgrassato; se il dito scivola silenzioso e lo senti liscio-saponoso, sopra c’è un deposito. Anche guardare attraverso il vetro verso una fonte di luce tradisce subito il velo, perché in controluce un film oleoso disegna un motivo iridato che un vetro pulito non fa mai.
L’effetto è più subdolo d’estate. Con attualmente circa 84 per cento di umidità e temperature diurne fino a quasi 30 gradi, il lato interno più freddo del vetro si appanna in fretta, e un film già presente salta subito fuori come velo lattiginoso. Fuori, intanto, nelle fasi secche lo sporco del traffico si deposita indisturbato, poi il primo acquazzone lo attiva di colpo e lo trascina come strato unto continuo su tutto il vetro.
La conseguenza non è solo fastidiosa, è una questione di sicurezza. In controluce, di notte e sotto la pioggia un film oleoso diffonde la luce su tutto il vetro, e i fari in arrivo diventano stelle abbaglianti. Lo spazio di reazione si allunga quando nel momento decisivo combatti contro un velo luminoso invece di avere la vista libera, e proprio nella stagione buia e bagnata questo svantaggio si somma.
Due film oleosi, due cause: fuori il traffico, dentro il rilascio di gas
Il deposito sul vetro arriva da due direzioni del tutto diverse, e se ne tratti solo una ti stupisci di quanto in fretta torna il velo. Fuori è film del traffico, dentro è rilascio di gas.
All’esterno si raccoglie un cocktail di fuliggine, residui di pneumatico, fuliggine di diesel e sottili nebbie d’olio, come quelle che stanno nell’aria soprattutto intorno alle zone industriali e alle strade molto trafficate. Ci si aggiungono i residui di certi autolavaggi, i cui coadiuvanti di asciugatura e cere si posano sul vetro come velo idrofobo. È proprio questo film di cera che fa raccogliere l’acqua all’improvviso in gocce grosse invece di formare una pellicola sottile che scorre via.
All’interno il deposito nasce dal rilascio di gas: i plastificanti di cruscotto, pannelli porta e soprattutto degli spray cockpit lucidi evaporano con il caldo estivo e si posano sul vetro più freddo come film oleoso di fogging. Perché d’estate il vetro interno si sporca così in fretta e come togliere quel deposito in modo mirato, l’abbiamo spiegato nel dettaglio nell’articolo Togliere il deposito dal vetro interno.
Un caso particolare peggiora tutto nelle zone con acqua dura. Se l’acqua di pioggia o di lavaggio si asciuga sul vetro caldo d’estate, restano macchie minerali di calcare che si legano al film oleoso del traffico in un velo grigio particolarmente tenace. È questo deposito misto il motivo per cui certi vetri non tornano più chiari col solo detergente vetri e serve un secondo passo, più mirato.
In pratica vuol dire: vanno trattati entrambi i lati. Un vetro esterno sgrassato alla perfezione serve a poco se l’interno si riappanna alla prossima ondata di caldo, e viceversa. Solo quando entrambe le superfici sono sgrassate lo spalmare sparisce per sempre, e alla fine capisci a colpo d’occhio quale lato era il vero colpevole.
Prima sgrassare, poi lucidare, il due-tempi che tiene davvero
La vista chiara nasce in due passi ben separati: prima sgrassare chimicamente il film unto e del traffico che non ha fatto presa, poi riprendere meccanicamente col Ceroxid solo sui residui incrostati. Quest’ordine ti fa risparmiare più fatica.
Il passo uno è puro sgrassaggio. Un detergente vetri a basso residuo come il THE FINISHER ClearView scioglie grassi cutanei, polvere e film stradale ed evapora in modo controllato senza lasciare aloni, nemmeno in controluce. Su un film ostinato, bello unto, aiuta partire prima con un detergente alcalino molto diluito: concentrato fortemente alcalino con un pH tra 12,5 e 13, il Green Star saponifica letteralmente olio, grasso e cera e li risciacqua via. Dopo, riprendi sempre con detergente vetri pulito.
Lavora superficie per superficie e cambia panno appena lo senti unto. Una sola microfibra inzuppata non fa che spingere il film sciolto da un angolo all’altro. Due panni puliti, uno per staccare e uno per lucidare a secco, danno un risultato nettamente migliore di uno sfregamento infinito con lo stesso straccio.
L’ambiente conta. Non lavorare mai al sole pieno né su vetro caldo, perché il detergente si asciuga prima che tu possa tirarlo via e lascia proprio gli aloni di cui vuoi liberarti. Un angolo all’ombra, un capannone mezzo aperto o le prime ore del mattino sono l’ideale, perché lì il vetro è tiepido invece che bollente e il prodotto evapora sotto controllo.
Il passo due è l’eccezione, non la regola. Se dopo lo sgrassaggio restano macchie d’acqua incrostate, un velo grigio o fini corrosioni nel vetro, entra in gioco un polish per vetri al Ceroxid. Toglie macchie d’acqua, aloni e ossidazioni in modo chimico-meccanico, proprio i danni che un detergente vetri non prende più, senza che tu debba metterti a carteggiare. Per veli di calcare estesi da acqua dura o dall’autolavaggio, il Waterspot Remover è la scelta più delicata, perché scioglie i depositi minerali in modo puramente chimico e senza abrasione.
Quali prodotti rendono davvero chiaro il vetro
Per vetri puliti non ti serve una cassetta degli attrezzi, ma tre prodotti che lavorano in coppia: un detergente vetri per tutti i giorni, un detergente alcalino per i casi duri e un polish al Ceroxid per i residui incrostati.
Il detergente vetri ClearView della selezione detergenti vetri è il cavallo da lavoro per il novanta per cento dei casi. Il flacone da 500 millilitri basta per tanti lavaggi, perché un vetro chiede solo qualche spruzzo, e il prodotto lavora dentro come fuori, quindi è l’ultimo passo logico dopo ogni lavaggio. Se guidi spesso, ti basta per tutto l’anno.
Per il caso unto eccezionale, il Green Star completa il set. Da concentrato si diluisce parecchio e scioglie anche il film del traffico e la nebbia d’olio più tenaci, quelli che si fissano intorno alle zone industriali. Occhio al limite: su coating a pH neutro, cruscotti in similpelle o parti anodizzate un detergente alcalino non ci va senza prova preliminare, ma sul vetro nudo è nel suo elemento. Di solito una diluizione alta basta e avanza, perché il detergente lavora per l’effetto saponificante dell’alcali e non per pura concentrazione, il che lo rende insieme parco e delicato sui materiali.
Il Sonax GlassPolish nel formato da 250 millilitri chiude il vertice. Il Ceroxid lavora chimico-meccanicamente e tira fuori dal vetro macchie d’acqua incrostate e velo grigio per cui ogni spray è troppo debole. Siccome un polish va solo puntualmente sulle zone colpite, un flaconcino dura sorprendentemente a lungo, e tutta la gamma di cura vetri la trovi raccolta nella categoria Vetri e cristalli.
A questo si aggiungono due cose che nessun detergente sostituisce: microfibre pulite e pazienza. Per il vetro tieni panni dedicati che non hanno mai toccato cera o cura plastiche, perché già tracce di quelle riportano su il film successivo. Un panno vetri a trama liscia per la ripresa tira via gli ultimi residui senza aloni, mentre un panno tuttofare peloso lascia piuttosto pelucchi sul vetro.
Questi errori peggiorano il film oleoso
La maggior parte degli aloni ostinati non nasce da poco impegno, ma dai prodotti sbagliati. Tre errori tornano di continuo sui forum e peggiorano il film oleoso a colpo sicuro.
Il primo classico è l’acqua dei piatti fatta in casa. Un goccio di detersivo per piatti scioglie sì il grasso per un attimo, ma lascia tensioattivi e profumi che formano da soli un nuovo film, pure più appiccicoso. Alla pioggia dopo fa un po’ di schiuma, e i tergi spalmano più di prima. Un detergente vetri a basso residuo esiste proprio perché asciuga senza quel residuo.
Il secondo errore è l’antipioggia sul vetro sporco. Un trattamento vetri sigilla quello che sta sotto, quindi anche il film oleoso, e poi tiene a stento e spalma il doppio. Si tratta sempre e solo il vetro appena sgrassato, del tutto senza grasso, come mostriamo passo passo nell’articolo Applicare bene il trattamento antipioggia.
Il terzo errore, il più sottovalutato, riguarda l’interno: gli spray cockpit lucidi a base di silicone. Fanno bella figura per un attimo, ma con il caldo rilasciano gas e posano proprio quel film oleoso di fogging sul vetro interno contro cui stai combattendo. Chi nebulizza il cruscotto proprio davanti al parabrezza con uno spray al silicone lucido si produce il velo da solo.
Un quarto errore non costa la vista, ma il vetro stesso: strofinare a secco un film polveroso. Chi senza prelavaggio passa il panno su un vetro secco e sabbioso macina particelle fini come carta vetrata dentro il vetro e lascia proprio quei micrograffi che poi rimettono ogni tergi a spalmare. Prima di passare il tergi il vetro va sempre prima bagnato a spruzzo, così lo sporco galleggia e non graffia.
Così il film non torna
Prevenire il film oleoso è più facile che toglierlo, e dipende da due scelte: la giusta cura dell’abitacolo e un vetro sgrassato e protetto con regolarità.
La leva più efficace contro il film di fogging sta nell’abitacolo. Una cura interni senza olio di silicone come il Top Star cura plastica e gomma in satinato opaco, con protezione UV ed effetto antistatico, senza gli oli di silicone che rilasciano gas dei classici spray cockpit. È proprio questa formula senza olio di silicone il motivo per cui i lavori di vetro e vernice successivi non vengono più disturbati, e per cui il vetro interno resta chiaro.
Fuori conviene tenere il ritmo: dopo ogni lavaggio ripassa i vetri con detergente vetri pulito, così il film del traffico non fa nemmeno presa. Un trattamento vetri dopo fa perlare l’acqua e fa aderire peggio lo sporco, e accorcia sensibilmente la pulizia la volta dopo. L’ordine resta importante: prima sgrassare, poi proteggere, mai il contrario. Chi fa di questo breve passo in più un’abitudine si risparmia sull’arco della stagione il faticoso polish al Ceroxid quasi del tutto, perché il film non ha nemmeno la possibilità di incrostarsi.
E se il velo torna comunque una volta, magari dopo un lungo tratto d’autostrada attraverso una zona industriale, ora sai che non è un problema di tergicristalli. Una passata veloce col detergente vetri su entrambi i lati, e la vista è di nuovo chiara, senza che tu disperi sulle spazzole.
Il consiglio pratico di Jasper: Quando la nostra vettura dimostrativa è rimasta nel showroom a Nordhorn durante un’ondata di caldo estivo, dopo due settimane il vetro interno era lattiginoso anche se fuori era tutto appena sgrassato. Il colpevole era uno spray cockpit lucido del precedente proprietario. Da allora da noi gira solo cura interni senza olio di silicone, e il film di fogging non è più ricomparso. Il mio consiglio: fai prima il vetro interno con detergente vetri puro su un panno sgrassato, prima ancora di iniziare fuori, così vedi subito quale lato causa davvero il velo.
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